Tanka, haiku e senryu: impressioni di un Settembre

Tre melograni
stanno lì a marcire,
cadranno presto. 
E tra dodici mesi
tornerò a trovarli.

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Sul vecchio muro
samurai senza spada,
nobile macchia.
Monta una nuvola,
impugna l'aria.


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Fuori le ombre
di lenzuola al vento,
danzano per me


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Ti sei bruciato
il cervello amico,
addio computer


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Libri su libri
idee su idee,
il foglio bianco


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Poi la natura
risplende e sussulta,
ogni settembre
Testi di Michele Lamonaca
Riproduzione riservata 

Haiku, immagini e social

Girando in Rete, su Facebook e Twitter, mi sono accorto che gli haiku subiscono l’oltraggio del corredo fotografico, con un deprimente effetto didascalico. Lo impone l’uso compulsivo dell’immagine, inoculato dalla tecnologia digitale nei nostri cervelli impigriti, da cui discende la regola del buon post: le parole non bastano più, bisogna attrarre l’attenzione del lettore con una bella foto.

Niente di più efficace per tradire la  filosofia degli haiku e della poesia tutta. La forma di componimento nata in Giappone, in virtù delle sue regole stringenti, mira a sfidare, stimolare e smuovere non solo l’immaginazione dell’autore, ma anche e soprattutto quella del lettore, a cui, nonostante la precisione descrittiva ricercata dal poeta, viene lasciata ampia libertà visualizzante, trattandosi di un testo di soli tre versi e diciassette sillabe, che racconta in modo sintetico, fulmineo, una scena catturata da scrive con i cinque sensi mentre osserva la Natura.

Attualizzata, la filosofia che sottende all’Haiku sembra dirci: che sia l’uomo, – senza ricorrere alle immagini, ma riscoprendo il potere evocativo della parola – a sforzare la sua immaginazione per ricreare in maniere vivida, nella sua mente, la suggestione colta dal poeta. E allora, che il respetto della poesia diventi una pratica in grado di rieducarci, poiché ognuno di noi, volente o nolente, in misura più o meno variabile, maltratta l’ambiente di cui non è padrone ma parte integrante. La società connessa sta vivendo un paradosso grande quanto il famoso Generale Grant, albero di dimensioni titaniche, che vive nella Sierra Nevada. In Rete la Natura viene invocata e reclamizzata con miliardi di foto, ma le persone comprendono sempre meno cosa significa starci dentro e rispettarla, perché sostano sempre più a lungo davanti agli schermi dei loro dispositivi in condizioni alienanti.

Rispettiamo la filosofia Haiku sui social. Trasformiamola in un mezzo di riavvicinamento alla bellezza del creato.

Testo di Michele Lamonaca

Riproduzione riservata

Haiku e Senryu, Primi di Settembre

Il mare frigge,
sul braccio gli anziani
vanno a polpi

Prugne, ciclone
vortici di nuvole
doppio arcobaleno

Brezza dall’azzurro
di fresco bagnoschiuma,
tra gli ombrelloni

E’ notte e piove –
un bagliore arancione
boato di guerra

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E’ una pazzia,
pensare di scrivere
le storie degli altri

Mi somigli,
flacone in bilico
sul rasoio

Testi di Michele Lamonaca 

Riproduzione riservata 

Partimmo in quattro

Con le immagini ci insegnarono che fare soldi era semplice. Il vero problema era come spenderli. Col denaro la vita sarebbe stata leggera e intrigante come nella pubblicità.

Roberto è rimasto imprigionato tra le braccia di una donna senza più uscirne. L’ha idealizzata così bene da cadere in depressione quando arrivò il momento di lasciarsi. Ma forse gli è sempre mancato qualcosa che sa solo lui. Adesso passeggia per i giardinetti pubblici, chiacchierando con gli amici del Centro di Salute Mentale, dove passa il tempo ad imparare lavori manuali che non faranno mai un lavoro vero. Prende le gocce per il suo male due volte al giorno, mattina e sera, aiutato nella memoria da sua madre con cui vive grazie alla pensione da impiegata statale.  Continue reading

Sartre, la Nausea degli uomini soli

SartreScrive la Nausea a 27 anni. Siamo nel 1932 e il giovane Jean-Paul Sartre, dopo essersi laureato in filosofia alla Normale di Parigi, ha già compreso che la scrittura sarà il suo destino. Per compierlo si lancia nella realizzazione del primo romanzo. Tappa fondamentale della sua lunga e prestigiosa carriera, che servirà a mettere in ordine le idee maturate sulla vita fino a quel momento. Come ha spiegato egli stesso, la Nausea è la versione letteraria della sua teoria dell’uomo solo. Categoria a cui sente di appartenere, quale individuo che non trova alcun legame tra la propria esistenza e la società in cui vive. Privo di opinioni politiche, è naturalmente predisposto alla solitudine e alla Melancholia. Titolo originario del romanzo, cambiato su pressione della casa editrice, per renderlo più appetibile al pubblico.

Gran parte del libro è un attacco feroce e deliberato alla borghesia, che Sartre ha sempre odiato. A questo ci aggiunge la rappresentazione della Nausea, iperbole del Nichilismo passivo. Le due cose messe assieme ne fanno un romanzo filosofico. Pietra fondante dell’Esistenzialismo del Novecento. Opera scritta con straordinaria perizia e inventiva, per penetrare il mistero dell’esistenza con l’ausilio della letteratura.

La Nausea è un sentimento disturbante. Provoca giramenti di testa e conati di vomito. E’ lo stato di malessere che segue gli eccessi di lucidità in cui il protagonista della storia percepisce distintamente l’assurdità dell’esistenza. Parliamo di Antonio Roquentin, un personaggio al limite, e per questo indimenticabile. Un disadattato la cui avversione al senso comune tende alla psicosi. E che nelle pagine del suo diario parla e racconta in prima persona con un’irripetibile forza immedesimante. Continue reading

Accattone, idealizzazione poetica della società preborghese

Scovare e immortalare la bellezza nascosta dove l’uomo medio vedrebbe solo miseria e abbandono. Idealizzare con le immagini la purezza preborghese del sottoproletariato. Sono questi gli obiettivi che ispirano Pasolini per tutta la durata del suo film d’esordio.

Il film 

Nel 1961 Pasolini è già uno scrittore affermato a livello internazionale. Ma con Accattone si rimette in gioco, dimostrando la sua versatilità artistica. Posizionarsi dietro la cinepresa senza possedere alcuna tecnica specialistica può sembrare un azzardo. Eppure la sua estraneità al mezzo gli consente di utilizzarlo in modo innovativo. Ciò che colpisce di Pasolini nel suo primo film è la capacità di trovare da subito una personale grammatica dell’immagine cinematografica, utilizzando le conoscenze acquisite frequentando altre arti. Continue reading

The Hateful Eight, nascita di una nazione divisa dall’odio

Nella scena dei titoli di testa la telecamera indugia su un crocifisso di legno, piantato nel bel mezzo dell’inferno bianco che è l’inverno del Wyoming, dove tutto è ghiaccio e gelo. Il Cristo appare ancora più sofferente e senza speranza, con tutta quella neve sulle spalle già piegate dal calvario. Assieme alla musica inquietante e lugubre di Ennio Morricone, Quentin Tarantino preannuncia ciò che sta per accadere nel suo ultimo film, il più politico, che è anche il suo secondo western consecutivo intitolato The Hateful Eight.

La storia è ambientata qualche anno dopo la fine della Guerra di Secessione. Elemento narrativo irrinunciabile per gli scopi del regista. Quello è il momento storico in cui viene gettato il seme dell’odio che da allora a oggi divide ed insanguina gli Stati Uniti d’America. Parliamo del razzismo contro i neri e le minoranze razziali, e del rancore irrisolto tra il Nord e il Sud della nazione. Continue reading

Irrational Man e la filosofia che dà alla testa

Nel suo 45° film dal titolo Irrational Man, Woody Allen riprende un tema a lui caro come la crisi esistenziale negli uomini intellettualmente superiori. Puntando ancora una volta l’attenzione sulla filosofia e la convinzione che sia incapace di dare riposte alle domande che tormentano gli esseri umani. La cosa interessante del film è che Allen utilizza alcune correnti della nobile scienza del pensiero come fossero pezzi di un Lego su cui costruire la sua sceneggiatura.

Joaquin Phoenix veste i panni di Abe Lucas, docente universitario e saggista molto apprezzato a livello accademico. Vera stella nel campo filosofico, la sua figura è resa ancor più affascinante dalla crisi esistenziale nella quale pare sia caduto dopo la morte del suo migliore amico, saltato in aria su una mina in Iraq. Infatti, ancor prima che Abe metta piede nel college di Brailyn, dove si sta trasferendo per lavoro, tra studenti e insegnanti si fa già un gran parlare del suo arrivo.  

Abe non crede più nella filosofia con la quale anni addietro pensava di cambiare il mondo. Giunto alla mezza età, è afflitto da una forma di nichilismo passivo, tendente alla depressione, con istinti autodistruttivi. Sentimenti che hanno messo in crisi anche la sua mascolinità. E’ da un anno infatti che non riesce a fare sesso. Così, sprofondato nell’autocommiserazione, cerca rifugio nel bere. Continue reading

Lost in the sun, intreccio di generi per una short story avvincente

Scritto e diretto da Trey Nelson, incarna felicemente la fusione di due generi rappresentativi della letteratura statunitense in formato cinematografico. Nel film Lost in the sun si intrecciano il road movie e il crime story. A cui si aggiunge il romanzo di formazione.

Grazie a questa combinazione riuscita, l’intensità del film aumenta ma mano che passano i minuti, in un crescendo che aiuta lo spettatore ad immedesimarsi con i due protagonisti principali. Il risultato è un’avvincente short story, genere americano per eccellenza. I dialoghi, asciutti e di grande efficacia rappresentativa,  sembrano usciti dalla penna di Jack London e di Edward Bunker.

Louis ha quasi 14 anni. Sua madre è morta. Dopo il funerale raggiunge la fermata degli autobus. E’ diretto a casa dei nonni materni che non ha mai visto. Che lui sappia sono gli unici parenti ancora in vita. Alla fermata gli si avvicina un tizio che era in chiesa. Dice d’essere un amico di sua madre. Si chiama John.  E racconta al ragazzo che è lì per un altro motivo ancora. Accompagnarlo in auto, su richiesta diretta dei nonni. Il ragazzo accetta il passaggio. Ma si accorge subito che l’uomo ha qualcosa che non va. La sua auto è piena di roba gettata sui sedili e per terra. Dorme in macchina. Continue reading

Vivere in Rete #1

Stare sempre connessi fa vivere esperienze nuove. La Rete sta rivoluzionando progressivamente i rapporti sociali, usi e costumi, le idee. Insomma, tutto. Anche i legami affettivi: la loro nascita, il loro sviluppo, ed eventualmente anche il loro deteriorarsi.

Per intraprendere questo viaggio è meglio farlo navigando su principi retti. Gli stessi sui quali è fondata la Rete: rispetto degli altri, solidarietà, condivisione, umiltà, molta attenzione e apertura mentale. Parole derubate del loro significato. Principi nati nel mondo concreto, che poi li ha dimenticati. Chi ha costruito la Rete non l’ha fatto. Certo non è il paradiso. L’uomo riesce a sporcare tutto. E’ l’unico animale sulla terra ad essere anche stupido. Quindi ci porta dentro pure le brutture di cui è capace. Ma sta di fatto che in Rete, quei principi, funzionano ancora, e sono capaci di garantire grandissimi risultati.

Fra qualche anno la Rete potrebbe essere in grado di ricordare a tutti, là fuori, quei principi che aiutano a costruire organismi sani. Intanto, per i sempre connessi, la nuova esperienza del vivere in rete va a vanti.

Testi e immagini di Michele Lamonaca

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